Vincitori 2009 Mini Design Award

I vincitori dell’edizione 2009

“City speed turbines” di Alessandra Rapaccini, “BLOSSOM” di Paola Schiattarella, Serena La Daga e Alessia Massimi e “poliPALO” di Antigone Acconci e Riccardo Bastiani sono rispettivamente il primo, secondo e terzo premio dell’edizione 2009 del MINI Design Award. Menzione speciale per “MINI-manta” di Alessandra Belia e Federico Bistolfi e per “sub-e” di Livio Cucuzza.

Grazie al loro progetto“RI-CITY”, Elena Lana e Cecilia Crestale sono le vincitrici della sezione online del concorso. La premiazione e la mostra di tutti i progetti in sono in programma dall’1 al 13 dicembre alla Triennale di Milano

1° PREMIO

“City speed turbines”

di Alessandra Rapaccini

city speed turbinesÈ un sistema modulare di turbine eoliche in grado di produrre energia sfruttando il movimento delle masse d’aria prodotte dal passaggio dei veicoli. Il sistema, concepito come una sequenza di archi, è applicabile per esempio all’interno di gallerie metropolitane, stradali e ferroviarie. L’energia prodotta viene così recuperata dalle pale e convertita in energia elettrica attraverso un sistema di alternatori, per poi essere immagazzinata da un accumulatore che la distribuirà al sistema dell’illuminazione a basso consumo.

“L’inquinamento è sempre più presente nella nostra vita e nelle nostre città, e riconoscere nell’aria l’elemento fondamentale alla sopravvivenza, mi ha dato modo di riflettere più approfonditamente su questo argomento con un approccio creativo ed allo stesso tempo funzionale. – racconta Alessandra Rapaccini, laureata in Architettura presso la Prima Facoltà ”L. Quaroni” dell’Università di Roma “La Sapienza” – City speed turbines, sfrutta lo spostamento delle masse d’aria prodotte dal flusso veicolare per alimentare un sistema di illuminazione ad impatto zero, riducendo in questo modo la produzione di C02 e migliorando così la qualità dell’aria.” Ideale per alimentare la illuminazione giardino in parchi pubblici ed illuminazione stradale urbana in armonia con i design moderni della città.

2° PREMIO

“BLOSSOM”

di Paola Schiattarella con Serena La Daga, Alessia Massimi

blossomUn nuovo approccio alla luce artificiale, un faro che studia il processo della fotosintesi, ne re-interpreta gli elementi, e, mediante energia eolica, riesce a dare luce e a migliorare la qualità dell’ambiente in cui si trova.

Il progetto ricalca le forme organiche di un fiore, i cui quattro petali sono legati a due a due a un proprio asse di rotazione che segue e intensifica le diverse correnti d’aria. Ogni petalo funge da elica e contribuisce a creare nuova energia che, una volta portata all’accumulatore posto alla base della struttura, fornisce luce artificiale attraverso una piattaforma Led posta lungo il tubolare di sostegno. Una serie di tagli orizzontali posti lungo la struttura portante permette inoltre alle correnti d’aria di essere ionizzate liberando aria fresca e pura.

“Il tema del concorso rappresenta un ottimo stimolo a cambiare le cose: spingere a consumare l’ energia che la natura ci ha dato (e ci continua a dare) nel tentativo di restituirle qualche favore. – spiega Paola Schiattarella, laureata in Disegno Industriale presso l’Università “La Sapienza” di Roma – E’ cosi che nasce BLOSSOM. Dal desiderio di creare interazione e scambio tra l’aria e la città, una nuova interpretazione della fotosintesi, dove il processo si inverte ed è l’uomo a restituire alla natura un aria migliore.”

3° PREMIO

“poliPALO”

di Antigone Acconci con Riccardo Bastiani

poli paloLa proposta consiste nel trasformare strutture già presenti in città come i pali usati da cartelli, indicazioni stradali, semafori, telecamere e cestini in poli di microservizi, per integrare una serie di funzioni riassunta in un unico punto fermo totemico che si aggancia agli elementi già esistenti. poliPALO è un elemento universale adattabile ai vari tipi di pali di diametro e geometria differenti per integrare servizi attraverso un unico segno, un unico linguaggio. Può infatti ospitare portacenere, fioriere, informazioni e funziona al contempo anche da rastrelliera e seduta-appoggio.

“In ogni città, grande o piccola, ad ogni latitudine, una foresta di segni verticali punteggia i marciapiedi – spiega Antigone Acconci, laureata nel 2003 in Architettura presso l’Università di Firenze – Cartelli, indicazioni stradali o pubblicitarie, semafori, illuminazione, telecamere, cestini, hanno funzioni che si rivolgono principalmente agli automobilisti. Concedono però metri di sviluppo verticale liberi per “portare” qualcos’altro, funzioni più lievi, di corollario, di supporto, di comfort per chi vive la città a piedi o in bici, per la quotidianità del quartiere.”

MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA

“sub-e”

di Livio Cocuzza

sub-eIl progetto punta al recupero di quella parte dell’energia prodotta dai convogli della metropolitana per spostare la massa d’aria che si oppone al loro avanzamento. Utilizzando appositi sfoghi d’aria ricavati nei tunnel della Metropolitana ‘sub-e’ convoglia, converte e immagazzina l’energia pneumatica per alimentare un sistema di illuminazione cittadina. I convogli della Metropolitana al loro passaggio creano una zona di pressione davanti ad essi e una di depressione dietro di essi. I flussi d’aria generati all’interno degli sfoghi, quindi, avranno due diverse direzioni. Con l’impiego di una turbina di Wells attuata al passaggio dell’aria il sistema sfrutta entrambi i flussi.

MENZIONE SPECIALE DELLA GIURIA

“MINI-manta”

di Alessandra Belia con Federico Bistolfi

mini-mantaRiprendendo le idee espresse nel 1934 da F. L. Wright nel suo progetto di città ideale “Broadacre city”, i due designer immaginano città capaci di sostenere a l’incremento democratico in cui siano le automobili a volare, mentre gli edifici stessi sono in grado di ricavare energia direttamente dall’ambiente naturale circostante. Nasce così la MINI-manta, un prototipo avveniristico di auto volante che prende ispirazione dalle forme della manta.

Il vincitore dell’edizione online 2009

“RI-CITY”

di Elena Lana con Cecilia Crestale

ri-citySemplice, pragmatico e realizzabile. Il progetto senza aggiungere nulla al paesaggio cittadino regala una nuova vita a degli elementi di arredo urbano preesistenti che hanno per consuetudine una funzione e un ruolo diverso. Il progetto è interessante perché riesca ripensare gli oggetti per una fruizione dinamica della città

“Ogni cosa può essere riciclata se vista con altri occhi, persino una città intera! – spiegano Elena Lana e Cecilia Crestale, entrambe diplomate presso Scuola iItaliana Design di Padova nel 2008 – Un po’ di immaginazione e piccoli interventi per migliorare il nostro noioso paesaggio cittadino trasformandolo in una palestra o un percorso vita. Nessuno spreco, nessuna aggiunta, soltanto uno sguardo più attento e intelligente a ciò che ci circonda, che non guarda a stravolgere il paesaggio, ma a salvaguardarlo per sfruttarlo al meglio.”